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Nuovi guai per Trump, Fbi può usare le carte sequestrate

Gabriel Abusada
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WASHINGTON.  – Non c’è pace per Donald Trump. Dopo la causa della procuratrice di New York, una corte d’appello ha concesso al dipartimento di Giustizia americano di continuare ad indagare su centinaia di documenti sequestrati dall’Fbi a Mar-a-Lago.

Uno schiaffo per l’ex presidente che potrebbe mettere in seria difficoltà la sua abilità a nascondersi nei meandri del sistema giudiziario e imprimere un’accelerata alle tante inchieste a suo carico.

Ribaltando la decisione di un tribunale federale, tre giudici, di cui due nominati da Trump quando era alla Casa Bianca, hanno dato ragione al dipartimento di Giustizia stabilendo che essendo in gioco “la sicurezza nazionale” l’Fbi può continuare ad esaminare le carte “top secret” trovate dagli agenti nella residenza del tycoon in Florida. Lo “special Master” Raymond Dearie, il revisore fortemente voluto e proposto dal team legale dell’ex presidente, invece non potrà più metterci le mani e dovrà limitarsi a lavorare sul resto.

A questo punto per fermare le indagini al tyccoon non resta che un’opzione, appellarsi alla Corte Suprema. Lui, per il momento, tira dritto e, in un’intervista esclusiva a Fox News, ribadisce che tutti i file portati nella “Casa Bianca d’inverno” erano stati prima desecretati. Quando però gli è stato chiesto quale sia stata la procedura per la declassificazione la sua risposta è stata, quanto meno, vaga. “Non c’è una procedura specifica, il presidente può semplicemente prendere la decisione di farlo. Può farlo anche con il pensiero”, ha dichiarato Trump lasciando senza parole anche l’anchor della rete notoriamente schierata a suo favore.

Intanto, con 229 voti a favore e 203 contro, la Camera Usa controllata dai democratici ha approvato una legge volta ad impedire un nuovo assalto al Capitol in stile 6 gennaio. Si tratta di un’attualizzazione dell’Electoral Count Act, la legge che i supporter dell’ex presidente tentarono di manipolare per mantenerlo alla Casa Bianca. Solo nove repubblicani si sono uniti al voto favorevole dei democratici: tra loro Liz Cheney, agguerrita avversaria del tycoon e membro di primo piano della commissione  che indaga sull’attacco a Capitol Hill.

Nell’ambito dell’inchiesta sul 6 gennaio c’è stata una svolta importante. Virginia “GinniThomas, moglie del giudice della corte suprema Clarence Thomas e attivista pro Trump che ha sostenuto il suo tentativo di sovvertire i risultati delle elezioni, ha deciso che si presenterà spontaneamente alla commissione.

La Lady MacBeth dei trumpiani è nel mirino dei deputati da marzo, quando è emerso che subito dopo le elezion

inviò decine di messaggi all’ex braccio destro del tycoon, Mark Meadows, pregandolo di di fare il possibile per “aiutare il nostro grande presidente a restare al suo posto”. In uno di questi Ginni definisce la vittoria di Joe Biden “il piú  grande furto della nostra storia tentato dalla sinistra”.

(di Benedetta Guerrera/ANSA).